Newsletter Edilizia, aggiornamento al 20 Marzo 2026

Newsletter Edilizia, aggiornamento al 20 Marzo 2026

Gentilissime e gentilissimi in indirizzo,

sottoponiamo alla vostra attenzione la Newsletter Edilizia, con gli ultimi aggiornamenti tecnici, fiscali e giuridici a cura di CONFAPI ANIEM alla data del 20 Marzo 2026.

Questi gli argomenti trattati:

Aumento dei prezzi: le iniziative del Governo

Sulla Gazzetta Ufficiale del 18 marzo 2026 è stato pubblicato il Decreto-Legge n. 33 contenente “Disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi alle crisi dei mercati internazionali”.

Si tratta di misure in vigore limitatamente a un periodo di venti giorni con l’obiettivo di contrastare fenomeni speculativi.

Dal 19 marzo 2026 e fino al ventesimo giorno successivo vengono rideterminate le aliquote di accisa su benzina, gasolio impiegato come carburante e GPL usati come carburanti, mentre al settore dell’autotrasporto viene riconosciuto un contributo straordinario, sotto forma di credito d’imposta, per la maggiore spesa sostenuta nei mesi di marzo, aprile e maggio rispetto al mese di febbraio 2026.

I criteri e le modalità applicative saranno stabiliti con successivo decreto. Il contributo è concesso nel limite massimo di 100 milioni di euro per l’anno 2026.

Per quanto concerne l’impatto della guerra medio orientale sul settore delle costruzioni, continuano a pervenire segnalazioni di un progressivo e costante incremento dei costi di produzione nei comparti energivori della filiera, con ricadute dirette sui prezzi di materiali strategici quali acciaio, bitume, conglomerati cementizi, materiali isolanti e altri semilavorati.

E’ stato evidenziato al Governo come l’aumento dei prezzi dei materiali comprometta equilibri e sostenibilità economica delle opere già avviate, molte delle quali finanziate nell’ambito del PNRR. Si tratta di uno scenario che può portare a rallentamenti, ritardi o addirittura al blocco dei lavori, con effetti a catena sull’intero sistema economico.

CONFAPI ANIEM, oltre ad aver avviato un sistema interno di monitoraggio e segnalato al Governo l’esigenza di adottare iniziative urgenti anche per neutralizzare effetti speculativi, ha altresì sollecitato iniziative che coinvolgano unitariamente tutta la filiera delle costruzioni.

In particolare, è stata sollecitata l’emanazione del decreto sul nuovo sistema revisionale previsto dal Codice Appalti (i cui lavori sono stati conclusi ormai da mesi) con l’indicazione dei nuovi indici Istat e con la richiesta che possa avere un’immediata applicazione anche sui lavori in corso. 

Il Governo non sarebbe invece disponibile a riproporre il meccanismo compensativo attivato in passato (Decreto Aiuti).  

Consulta il Decreto-Legge n. 33 del 18 marzo 2026 a questo link: https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2026/03/18/26G00052/sg

Codice Appalti: ANAC aggiorna le FAQ

Sul sito dell’ANAC sono disponibili le FAQ aggiornate relative all’applicazione del Codice dei Contratti Pubblici (D.LGS. 36/2023). I chiarimenti riguardano, fra l’altro, i seguenti temi:

  • equilibrio contrattuale e rinegoziazione prima della stipula;
  • ambito di applicazione del Codice e contratti misti;
  • ruolo e organizzazione del RUP;
  • partecipazione degli operatori economici, anche esteri;
  • consultazioni preliminari e servizi infungibili;
  • requisiti di qualificazione e soccorso istruttorio;
  • garanzie fideiussorie e relativi controlli;
  • criteri di aggiudicazione, subappalto e modifiche contrattuali in fase esecutiva.

ANAC: più trasparenza su affidamenti diretti, accordi quadro e appalti integrati

Nel corso di un evento pubblico, svoltosi a Roma la scorsa settimana, il Presidente dell’ANAC ha sollecitato maggiore trasparenza su affidamenti diretti, accordi quadro e appalti integrati.

“Gli affidamenti diretti di dimensioni ridotte premiano troppo spesso non chi investe nella qualità e nella propria professionalità, ma semplicemente i più vicini. Dobbiamo garantire che la trasparenza sia reale e che ci sia un incentivo concreto a investire nel merito”.

“Accordo Quadro e Appalto Integrato sono due istituti del Codice dei Contratti che vanno governati con maggiore attenzione. L’Accordo Quadro non è nato per la progettazione, perché ogni progetto ha la sua identità. È stato uno strumento emergenziale e dobbiamo evitare che l'emergenza diventi regola - un vizio nel quale questo Paese ricade troppo spesso-. Capita spesso infatti che vengano affidati contratti quadro a operatori di grandi dimensioni che poi non hanno la capacità di svolgere tutti i servizi per cui si sono impegnati, ricorrendo a subappalti poco trasparenti e penalizzanti per i professionisti.

Quanto all'Appalto Integrato, i dati sono chiari: non si risparmiano né tempi né costi. E quando progettazione e realizzazione coincidono nello stesso soggetto, il rischio è che il progetto finisca per servire più gli interessi di chi costruisce che quelli dell'amministrazione. In alcuni casi l’appalto integrato può giustificarsi, ma la normalità deve essere un'altra: prima un progetto completo in tutti i suoi elementi, poi si affida la realizzazione a un soggetto diverso.

Sul fronte europeo, la partita delle nuove direttive sui contratti pubblici è già aperta e tutti gli attori devono parteciparvi: si deciderà non solo come semplificare le procedure, ma anche quale sarà il modello europeo nei rapporti commerciali con il resto del mondo. Dobbiamo puntare ad una semplificazione che non elimini la trasparenza, ma la rafforzi attraverso il digitale: è questo l'obiettivo con cui stiamo contribuendo, insieme alla rete delle autorità europee, lavorando fra l’altro alla creazione della banca dati europea dei contratti pubblici”.

Il Bando CDP per gli alloggi universitari: domande entro il 29 giugno 2026

La Cassa Depositi e Prestiti ha pubblicato il nuovo Avviso per la concessione di contributi destinati alla realizzazione di alloggi e residenze universitarie, (Missione 4 – Componente 1, Investimento 5 “Student housing fund” del PNRR).

Le domande, che dovranno essere presentate tramite il portale “Fondi nazionali ed europei di CDP” e saranno valutate secondo l’ordine cronologico di presentazione fino a esaurimento dei fondi (579 milioni di euro), potranno essere presentate fino al 29 giugno 2026.

Le domande potranno essere presentate da imprese, soggetti privati (es. fondazioni, enti religiosi, persone fisiche) e soggetti pubblici.

Sono ammissibili interventi finalizzati alla messa a disposizione di alloggi o residenze per studenti universitari con almeno 18 posti letto, anche frazionati, mediante:

  • recupero e ristrutturazione di immobili esistenti;
  • demolizione e ricostruzione;
  • nuova costruzione, con esclusione di interventi su aree greenfield;

interventi di riqualificazione energetica, miglioramento sismico e adeguamento funzionale.

Il contributo, pari a € 19.966,66, è erogato entro il 30 giugno 2027, a valle della realizzazione dell’intervento e della messa a disposizione dei posti letto, ed è finalizzato a coprire una quota dei proventi da locazione relativi ai primi tre anni di gestione delle residenze universitarie. Non copre i costi di realizzazione degli interventi, che restano integralmente a carico del soggetto proponente.

Consulta il nuovo Avviso di CDP per la concessione di contributi destinati alla realizzazione di alloggi e residenze universitarie a questo link: https://www.google.com/aclk?sa=L&ai=DChsSEwiEg4m3qq6TAxX3kIMHHWnsARQYACICCAEQABoCZWY&ae=2&co=1&ase=2&gclid=EAIaIQobChMIhIOJt6qukwMV95CDBx1p7AEUEAAYASAAEgKCt_D_BwE&cce=2&category=acrcp_v1_71&sig=AOD64_0xGcCdTPVxrjqyV4-yvuSzXEMV7A&q&nis=4&adurl&ved=2ahUKEwiB-4K3qq6TAxWC2gIHHca3BZoQ0Qx6BAglEAE

La Risoluzione del Parlamento Europeo sulla crisi abitativa

La scorsa settimana, il Parlamento europeo ha adottato la Risoluzione sulla crisi degli alloggi nell’Unione Europea con l’obiettivo di favorire iniziative per sostenere la costruzione e la ristrutturazione di abitazioni e migliorare l’accessibilità economica degli alloggi, in linea con le iniziative già avviate dalla Commissione europea.

In questo contesto, il Parlamento ha invitato la Commissione europea e gli Stati membri a destinare risorse specifiche alla ristrutturazione degli edifici residenziali garantendo standard elevati in termini di isolamento, efficienza energetica e qualità dell’aria. Particolare attenzione è dedicata alla necessità di aumentare l’offerta di alloggi accessibili, non solo attraverso la costruzione di nuove abitazioni ma anche tramite la ristrutturazione e il riutilizzo del patrimonio immobiliare esistente, prevedendo una quota adeguata di alloggi sociali, pubblici e cooperativi in particolare per le categorie più vulnerabili come giovani, famiglie a basso reddito, studenti e lavoratori essenziali.

Per affrontare la crisi abitativa, il Parlamento ha sollecitato un rafforzamento degli investimenti nel settore attraverso un migliore coordinamento dei fondi europei esistenti e la riallocazione delle risorse non utilizzate dei Piani nazionali di ripresa e resilienza (PNRR).

Sono state proposte inoltre misure fiscali incentivanti per sostenere le famiglie a basso e medio reddito, tra cui la riduzione degli ostacoli fiscali per i first-time buyers e regimi fiscali che rendano più conveniente l’offerta di affitti di lungo periodo.

Per accelerare la realizzazione di nuovi progetti abitativi, il Parlamento ha invitato la Commissione a presentare un pacchetto di semplificazione per il settore edilizio: tra le misure proposte figurano procedure autorizzative più snelle e digitalizzate e un termine massimo di 60 giorni per il rilascio dei permessi relativi ai progetti abitativi sostenibili e accessibili.

Nuovo Testo Unico Edilizia alla Camera

È stato pubblicato sul sito della Camera dei Deputati e in attesa di essere assegnato alla Commissione parlamentare di competenza il testo, predisposto dal MIT, del disegno di legge relativo alla “delega al Governo per l’adozione del codice dell’edilizia e delle costruzioni”.

Il provvedimento evidenzia, nelle premesse alla parte normativa, “che a oltre vent’anni dalla sua entrata in vigore, il TUE, pur avendo rappresentato un lodevole e necessario tentativo di codificazione di una materia storicamente frammentata, mostra oggi i segni di un’obsolescenza strutturale”.

Il nuovo testo si propone quindi di risolvere alcune criticità strutturali che penalizzano oggi gli operatori del settore e la stessa Pubblica Amministrazione: delimitare le competenze tra Stato e Regioni, semplificare i procedimenti amministrativi e superare l’attuale instabilità interpretativa.

 

In questo senso, al fine di garantire discipline uniformi su tutto il territorio nazionale, si prevedono disposizioni inderogabili dello Stato relativi ai Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP).

Sul fronte delle semplificazioni, i procedimenti edilizi saranno integralmente digitalizzati, avvalendosi delle banche dati delle pubbliche amministrazioni e con l’obiettivo di realizzare un’anagrafe e un fascicolo digitale delle costruzioni.

Per favorire anche l’uniformità delle procedure, sono altresì previsti modelli uniformi e standardizzati per la gestione dell'attività edilizia, promossi in sede di Conferenza unificata. Le procedure per il rilascio dei titoli saranno distinte tra provvedimenti espliciti e quelli che si formano attraverso il silenzio-assenso.

Si parte dal presupposto che “le definizioni degli interventi edilizi contenute nell’articolo 3 del TUE (manutenzione ordinaria e straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia), pur essendo state oggetto di ripetute modifiche, rimangono ambigue sui confini applicativi, alimentando un vastissimo contenzioso”.

La nuova classificazione degli interventi sarà così caratterizzata:

  • interventi di trasformazione edilizia e urbanistica del territorio (nuova costruzione).
  • interventi di trasformazione del patrimonio edilizio esistente, anche di natura ricostruttiva, con particolare riferimento ad attività di demolizione e ricostruzione comportanti sostituzione edilizia e modifiche significative (sagoma o volumetria).
  • interventi di adeguamento funzionale del patrimonio edilizio esistente (interventi, anche di natura conservativa, che riguardino le parti strutturali dell’edificio o i prospetti).
  • opere minori ed edilizia libera (interventi che non incidono su parti strutturali o che, in ragione della loro natura, sono consentiti in assenza di titolo amministrativo).

In merito alle procedure di sanatoria, emerge una novità rispetto al testo precedentemente reso noto a settembre 2025. Il nuovo testo non prevede il superamento generale della doppia conformità. Nella Relazione Illustrativa si precisa che il testo intende consolidare l’approccio già previsto dal DL Salva Casa, consentendo la regolarizzazione di difformità minori (parziali difformità o variazioni essenziali) se conformi alla disciplina urbanistica attuale e alla disciplina edilizia dell’epoca di costruzione.

Il DDL delega interviene infine anche sulla riqualificazione energetica: pur confermando l’intento di introdurre semplificazioni sostanziali, scompaiono le soglie derogatorie ai limiti di altezza e distanza e le premialità consistenti in incrementi volumetrici e di capacità edificatoria connesse alla demolizione di opere incongrue (criteri che erano presenti nella bozza di settembre).

TAR Lazio: risoluzione contrattuale e obbligo di annotazione nel casellario

Il TAR Lazio (Sent. n. 4630 del 12 marzo u.s.) si è pronunciato sugli effetti della risoluzione contrattuale e, in particolare, sulla presenza di un obbligo di iscrizione nel casellario.

Secondo i Giudici, l’unico caso nel quale l’ANAC deve archiviare la segnalazione di una risoluzione contrattuale si verifica allorché quest’ultima sia manifestamente infondata.

Ciò si verifica cioè quando ricorre “l’immediata percepibilità, senza approfondimenti istruttori, di una questione di fatto o di diritto dotata di particolare forza persuasiva, che sovrasta sul piano logico e argomentativo tutti gli altri elementi di valutazione, imprimendo una recisa direzione al percorso di formazione della decisione amministrativa”.

Ipotesi che si verificano quando l’affermazione dell’istante (o del ricorrente) trova immediata corrispondenza in una prova documentale o quando le proprie ragioni convergono inequivocabilmente con il portato di una norma giuridica o di un principio di diritto.

Al di fuori di questi stringenti casi, l’ANAC deve e non può non annotare l’atto di risoluzione, avendo solo cura di dare visibilità ai rilievi critici dell’operatore economico, in modo da mettere le Stazioni appaltanti che consultano il Casellario in condizione di avere un’informazione più completa possibile della vicenda e rimettere, quindi, a queste ultime ogni eventuale approfondimento in materia.

TAR Lazio: 30 giorni per l’impugnazione delle clausole escludenti

Il TAR Lazio (Sent. n. 4090 del 3 marzo u.s.) è intervenuto sulle clausole ritenute immediatamente escludenti, fattispecie nelle quali la lex specialis produce una lesione immediata della posizione dell’operatore economico.

Dalla pronuncia si evince che tali clausole devono essere impugnate subito, anche senza partecipare alla gara e che il termine di 30 giorni decorre dalla pubblicazione nella BDNCP: non è ritenuto possibile pertanto attendere l’aggiudicazione o altri atti applicativi;

La giurisprudenza ha individuato alcune ipotesi tipiche individuandole nelle clausole che:

  • impediscono direttamente la partecipazione alla gara;
  • rendono la partecipazione di fatto impossibile;
  • impongono requisiti o condizioni tali da determinare una lesione immediata della posizione giuridica dell’operatore economico.

Il termine di impugnazione di 30 giorni scaturisce dall’art. 120, comma 2, del Codice del Processo Amministrativo, che prevede un termine di 30 giorni per impugnare bandi e avvisi autonomamente lesivi.

L’art. 85, comma 4, del Codice Appalti dispone che gli effetti giuridici degli atti pubblicati decorrono dalla pubblicazione nella BDNCP.

  • 20 marzo 2026
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